Curiosita'

La presenza di animali morti e macellati è abbastanza frequente nella pittura, contestualizzata però nelle scene di cucina, oppure, come nell'immagine riportata sotto, nell'ambientazione "umanizzata" del "Negozio del macellaio" di Annibale Caracci del 1580. Il soggetto subisce una diversa interpretazione nella celebre opera di Rembrandt Van Rijn "Bue Macellato" nel 1655, dove la carcassa dell'animale è la protagonista, mentre la figura umana è ridotta a un rango del tutto secondario.  

Nella tela di Rembrandt infatti si intravede appena sullo sfondo una figura di donna che si affaccia sulla porta, ma è chiara l'intenzione dell'artista di mettere in primo piano la carne e il sangue, applicando una intepretazione cruda e realistica. Un forte contrasto, come si può osservare, con l'interpretazione del Caracci, dove è chiaramente l'uomo sotto la luce del messaggio dell'artista, all'interno di uno dei suoi ambienti sociali, in questo caso uno dei più umili e bistrattati.  

Già nel 1563 Joachim Beuckelaer aveva reso protagonista la carne con il suo "Bue squartato", ma è con l'opera di Rembrandt che il soggetto assume forma e anima universale, la carne diventa arte con un percorso che, come vedremo, sarà ripreso e reinterpretato da diversi pittori moderni.

Nell'opera di Rembrandt il colore è molto denso, tanto da offrirci l'impressione di poterlo toccare nel profondo e percepirne la grana sulle dita; l'artista utilizza una materia cromatica così "importante" per mostrarci qualcosa di molto simile alla consistenza stessa della carne, che attraverso un gioco di luci che scava nelle viscere,esaltando i dettagli e incidendovi ombre, assume una essenza molto realistica. E' forte il contrasto con l'ambiente, il magazzino al buio che circonda e ingoia la carcassa; Rembrandt materializza in qualche modo una finesta fuori dall'osservazione (che dobbiamo immaginare) dal quale il sole riesce a entrare per colpire frontalmente il soggetto.
O forse è la morte stessa che brilla nel buio dell'ignoranza, protagonista del ritratto che Rembrandt sublima donandogli  una luce propria. Il sangue disegnato con smalti rossi sembra colare lentamente, e inesorabilmente, dalla tela. La bocca dell'oscurità che avvolge il soggetto ricorda le tecniche del Caravaggio, con il suo buio teatrale da dove emergono le forme e le anime.
La pittura è intensa, drammatica, le interpretazioni leggono nel bue macellato di Rembrandt un Gesù appeso alla croce. Da iniziale prova di virtuosismo la carne come soggetto diviene spettro della morte, un opera di meditazione vera e propria sull'esistenza umana, sulla sua fragilità, in un affascinante percorso storico e sociale e artistico che cercherò di sintetizzare con le opere di autori moderni.

Anche Goya, con la sua tagliente "Natura morta con testa di pecora" (1818), seguirà Rembrandt in questo nuovo approccio al soggetto, ma è con l'inizio del novecento che il tema della carne assorbirà un significato espressionista, con l'opera "Carcassa di bue" di Chaim Soutine (1926) che potete ammirare sopra. Il dramma diventa il soggetto stesso, la carne ormai, superata l'interpretazione di "cronaca" del Caracci e le sperimentazioni di Rembrandt, lievita ormai verso gli orizzonti del simbolismo moderno.

I colori di Soutine "urlano", sono in realtà le lame dell'artista che infieriscono sulla carne, ferma nel suo "sacrificio". L’animale  per Soutine è il simbolo di un  male cosmico che divora il suo animo e quello dell’umanità, rappresenta un mondo dominato dagli istinti brutali dell’uomo. I colori di Soutine sono veri e propri demoni che sanno svelare, sulla tela,  i segreti della vita e della morte. Il quartiere di Parigi dove Soutine si era trasferito nel 1913 si trovava nei pressi di alcuni mattatoi, che hanno ispirato quest'opera. E' l'artista stesso a descrivere le sue emozioni: “Quando ero ragazzo vidi un uomo tagliare a fette la gola di un uccello e farne uscire il sangue. Volevo urlare ma quella espressione di gioia mi fermò il grido in gola. Questo grido lo sento ancora (..) quando dipinsi la carcassa di un bue era ancora questo grido che volevo esprimere”.

Nel quadro “Il bue scuoiato” di Marc Chagall (che trovate sopra) del 1947 la carne assorbe altri simboli: il tema del sacrificio, già presente nell'opera di Soutine,  è rivestito dalla nota religiosità ebraica dell'artista, e conseguentemente ha diretti riferimenti con la Shoah. La tragedia vissuta dal popolo ebraico nella seconda guerra mondiale, ancora vivissima nei ricordi dell'artista e del mondo al momento della realizzazione dell'opera (sono passati appena due anni) si percepisce nel rosso del sangue dell'animale che domina la tela, stagliato e esaltatato dal nero del cielo, che non lascia spazio a altre emozioni. Una ferita aperta che si replica e si materializza magistralmente nel “bue scuoiato”, simbolo e sintesi di milioni di vittime innocenti della follia umana.
I ricordi dell'artista, della sua terra, delle case di Vitebsk accerchiano il corpo dell'animale, che è chiaramente diventato, in questo difficile 1947, il centro da cui si irradiano tutti i ricordi e emozioni dell'artista. Quest'opera è la radiografia in colori dei pensieri dell'autore. L'influenza della tela di Rembrandt è forte, ma l'ispirazione si lega anche ai ricordi dell'infanzia di Soutine, rappresentati dal nonno macellaio, ritratto nel “Il bue scuoiato” (in alto a destra) con il coltello in mano.

Interessante notare come la carne nell'arte, che dovrebbe rappresentare il simbolo della vita, sia stata intepretata da questi artisti, con le varie differenze, come spettro della morte. Ma arriviamo all'ultima tappa di questo viaggio, con l'incontro con Francis Bacon e la sua opera "Figure with meat" del 1954.

Cos'è la carne per Bacon? Faccio rispondere l'artista stesso: "La mia pittura è soprattutto di istinto. E’ un’istinto, un’intuizione che mi spinge a dipingere la carne dell’uomo come se si spandesse fuori dal corpo, come se fosse la propria ombra. Io la vedo così. L’istinto è mescolato alla vita. Io cerco di avvicinare il più possibile a me l’oggetto, e amo questo confronto con la carne, questa autentica escoriazione della vita allo stato bruto.”  In "Figure with meat" è evidente l'influenza del ritratto di Papa Innocenzo X di Diego Velazquez (1649), come in molte altre opere, che Bacon inserisce trasfigurandolo tra le due carcasse di bue, eredità dell'opera di Rembrandt "Bue Macellato". Una composizione inquietante che richiama nella sua forma globale il tema della crocifissione (ma anche la struttura di una cattedrale, simbolo dell'autorità religiosa) La figura al centro della tela sembra urlare dal suo onirico trono papale; il contrasto che Bacon intende mostrare è tra la salvezza e la dannazione della decadenza morale, mondana e spirituale. Innocenzo X in questo incubo di colori e di forme, può essere intepretato sia come il macellaio che come la vittima, come l'animale macellato dietro le sue spalle. Bacon, con la sua violenza espressiva, è certamente uno dei cantori più visionari delle inquietudini del novecento; come Chagall ha vissuto il trauma della seconda guerra mondiale e della mostruosità umana, la sua intepretazione e visione del mondo, attraverso le sue opere, è una diretta conseguenza. La carne e il corpo con il suo pennello si trasformano in simboli della drammatiticà dell'esistenza umana. Bacon, alla fine di questo viaggio nelle varie interpretazioni della carne nell'arte, riesce a dipinge l'uomo moderno, con la sua anima in eterno tormento dentro ai corpi deformati e scomposti. Dentro quella carne simbolo dell'inquietudine e del delirio.
Le più recenti interpretazioni artistiche della carne e del corpo sono rappresentate dalle installazioni di Damian Hirst, legato ai temi e alle dinamiche dell'action painting e della pop art, che negli anni novanta è emerso sulla scena internazionale con le sue provocatorie e controverse opere, installazioni che utilizzano veri corpi di animali, acquistati, secondo l'artista, già morti o al macello o morti di malattia. Ma questa è un'altra storia che, nonostante la celebrità (e la ricchezza) raggiunta da Hirst, a mio avviso con la vera arte ha davvero poco a che vedere.

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